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mercoledì 19 febbraio 2014

L’età d’oro di Giustiniano (regno tra il 527 e il 565)

Abbiamo visto la trasformazione da un centro urbano greco - ellenistico chiamato Bisanzio, in un centro urbano che diventa capitale dell’impero romano d’oriente, cioè Costantinopoli nel IV secolo, abbiamo anche visto che un secolo prima inizia un processo di romanizzazione con Septimio Severo (che da la forma definitiva alla parte iniziale della città di Costantinopoli); con Costantino inizia un forte processo di monumentalizzazione dello spazio urbano con la costruzione del grande palazzo (che è una aggregato di palazzi) e una serie di spazi collettivi e pubblici (che hanno indicato l’andamento principale della città); con Costantino il cristianesimo diventa una religione libera e con Teodosio diventa la religione di stato e principalmente con Teodosio II si avvia un processo di cristianizzazione della stato e della capitale.

Con Giustiniano inizia un periodo importantissimo per l’architettura, infatti con lui inizia una radicale innovazione del linguaggio architettonico e dell’uso della struttura architettonica (intesa come tecnica costruttiva) senza precedenti, arrivando alla costruzione di Santa Sofia; inoltre questi temi ci permettono di affrontare l’evoluzione di schema progettuale di un edificio (ovvero quale è il concetto di base che definisce una architettura, dal punto di vista spaziale), poi i materiali costruttivi, la tecnica costruttiva e nel concetto spaziale come vengono utilizzati due temi fondamentali, ovvero la luce ed il colore; nel caso di Santa Sofia (che analizzeremo alla fine del percorso) vediamo come esista un equilibrio tra le proposte compositive e progettuali e le tecniche costruttive, nello stesso tempo notiamo come l’uso dei materiali e delle decorazioni tende a smaterializzare la materia.

Ma prima di vedere le realizzazioni giustinianee vediamo gli interventi che Giustiniano attuò principalmente nella parte centrale della città; infatti l’imperatore cercò di recuperare una serie di strutture (come il circo, il grande complesso palaziale e le stesse santa Irene e Santa Sofia) che furono distrutte nella rivolta del 532, con la quale Santa Irene, Santa Sofia e gran parte del palazzo vengono dati al fuoco, quindi durante l’impero di Giustiniano ci troviamo di fronte ad un processo di ricostruzione e di rinnovamento urbano. Costantino quindi comincia a ristrutturare gran parte degli edifici che sono stati distrutti (come le terme o l’ingresso del palazzo, chiamato chalkè, il senato e la piazza Augustana, nella quale interviene con l’inserimento di una colonna monumentale), mentre Sant’Irene fu la cattedrale della città costruita da Costantino, Santa Sofia, era stata costruita da Costanzo II (figlio di Costantino) e consacrata nel 360.

Giustiniano inizia il suo intervento nell’area centrale (a differenza di tutti i suoi predecessori che invece puntavano sullo sviluppo della città lontano dal centro), riformando quell’equilibrio tra il polo religioso (costituito sa Sant’Irene e Santa Sofia), quello imperiale (costituito dal palazzo) e l’ippodromo (luogo di incontro tra la gente e l’imperatore); inoltre mantiene l’importante asse costituito dal mesè, cercando di recuperare gran parte dei negozi.

L'Occidente continua a considerare la basilica come l'unica forma appropriata di chiesa per tutto il medioevo e anche oltre. I sistemi a volta dei secoli romanici e gotici e i loro vari repertori di forme lasciano immutato il principio. D'altra parte l'architettura di Giustiniano in Oriente rompe con la tradizione della basilica e quindi con una tradizione che risale a remote epoche romane. Volgendosi a edifici a pianta centrale e coperti a volta, gli architetti di Giustiniano riprendono concetti architettonici che si erano venuti sviluppando e certamente erano giunti a maturazione nell'architettura del tardo impero: nelle aule dei palazzi, negli edifici funerari, nelle terme e nei giardini, sin dal III e IV secolo almeno. Da queste premesse gli architetti di Giustiniano creano un'architettura chiesastica che costantemente si fonda su una pianta centrale e quasi sempre è coperta a volta e culmina in una cupola centrale; una scelta che avrebbe determinato la fisionomia e lo sviluppo dell’architettura orientale per un migliaio di anni o più.

Fondamentale intervento di Giustiniano, di cui parleremo, è quindi l’introduzione di un linguaggio architettonico che utilizza fortemente l’elemento cupola (si parla di una città con mille cupole), un elemento che rappresenta un edificio pubblico.

Abbiamo parlato delle trasformazioni della zona centrale della città, ebbene la piazza che si trova nei pressi di Santa Sofia si trasforma e diventa una vera e propria piazza reale, grazie all’inserimento di una colonna (che ha un forte connotato politico in quanto è le statua è rivolta vero i persiani, nemici dell’impero), alta quaranta metri; si tratta dell’intervento più importante di caratteri civile.

La sua attenzione è concentrata su edifici religiosi, però prima bisogna fare un passo indietro al periodo di Costantino, abbiamo visto che le sue intenzioni erano quelle di creare una città imperiale non cristiana, ma le fonti ci confermano la presenza di cinque chiesa fatte da lui (San Mocio, Sant Acacio, che sono chiese martoriali dedicate ai santi locali e poi Sant’Irene e la chiesa dei Santi Apostoli; in realtà c’era anche Santa Sofia, anche se è stata realizzata da Costanzo II).

La prima chiesa di Santa Sofia venne realizzata da Costanzo II, come vedremo, ha tutti gli elementi canonici di una basilica cristiana (anche se in realtà la basilica è una tipologia romana pre-cristiana, che non aveva un carattere definito), i romani diedero questa forma di base, con un atrio (o peristilio, con al centro una fontana per le funzioni religiose), uno spazio porticato che precede la sala di preghiera (che si chiama nartece), dopo entriamo in uno spazio con sviluppo longitudinale (perché per le processioni e le funzioni del cristianesimo era importante avere un percorso) con tre o cinque navate, quella centrale era più grande delle laterali; questo percorso porta ad un’abside; ora nelle chiesa costruite da Costantino a Roma è presente uno spazio che precede l’abside ed attraversa perpendicolarmente le navate (si chiama transetto); questa è la struttura di una basilica cristiana.

All’esterno di una basilica di questo tipo vediamo l’abside sporgente, questo è un tratto distintivo del linguaggio di Costantinopoli, in particolare l’abside poligonale esterno e semicircolare all’interno.

Il percorso che andremo adesso ad analizzare (attraverso una serie di esempi) si può riassumere analizzando la chiesa progettata da Costanzo II (che poi venne distrutta) possiamo notare le differenze con l’intervento di Giustiniano, avviene un processo significativo, mentre tra il IV e V secolo la tipologia preferita era quella a tre o a cinque navate, con il IV secolo inizia un processo che tende a trasformare l’impianto della basilica da longitudinale a quadrato. Teodosio riprende elementi monumentali dell’architettura romana e gli usa per la facciata della chiesa; rimandi all’architettura romana antica, compresa la forma del capitello, questo è importante perché durante Giustiniano tutti questi elementi vengono profondamente trasformati.

La chiesa di San Giovanni di Studio (452-453) si trovava lungo l’asse che portava verso la porta Aurea; qui possiamo vedere le prime trasformazioni, la pianta è una tipica basilica con andamento longitudinale che abbiamo visto, troviamo quindi il quadriportico (o atrio), il nartece, tre navate e l’abside poligonale sporgente all’esterno e semicircolare all’interno. La novità in questa chiesa consiste nel fatto che la navata centrale è più grande della somma delle due laterali, quindi la zona delle navate assomiglia sempre più ad un quadrato. Dall’esterno osserviamo l’uso dei materiali da costruzione (pietra e mattoni), che poi si riflettono anche nei muri interni, ma sopratutto l’abside sporgente, che diventa sempre di più un elemento caratteristico della architetture di Costantinopoli, inoltre per la prima volta troviamo l’uso delle aperture di grandi dimensioni in alto. Notiamo poi il disegno piramidale che da importanza alla porta principale di ingresso, che si affaccia sulla navata centrale, e quelle laterali, che portano alle due navate laterali; tutti elementi che pian piano preparano alla architettura religiosa successiva. La copertura è ancora in legno (il capitello riproduce ancora le forme dei capitelli antichi; anche questa forma sarà notevolmente cambiata con l’adozione il capitello a cesto, che ha forma di un tronco di piramide rovesciato con base inferiore circolare e base superiore quadrata, che permetteva un miglio appoggio dell’arco).

Arriviamo a San Polieucto (524-527); la chiesa venne commissionata dalla principessa Anicia Giuliana, la sua è definita da alcuni storici una rivoluzione, perché sino ad ora abbiamo visto che gli edifici basilicali avevano comunque una struttura coperta dal legno, in questo caso la struttura vien coperta da una volta o da una cupola (non si sa), si propende per la soluzione a cupola in quanto sono state trovate delle fondazioni della navata centrale di 7 metri (molto grandi), poi sono presenti una serie di contrafforti nel nartece, registriamo anche la presenza di capitelli a cesto ed infine la presenza delle esedre (che sono degli spazi semicircolari che normalmente arrivano a due piani, la loro funzione è in genere quella di distribuire il peso che arriva dall’alto in spazi vuoti). Si parla di rivoluzione perché qui tutte le strutture vengono riformate secondo una nuova concezione dello spazio, per esempio le colonne, i pilastri, i capitelli e addirittura le superfici di alcune pareti vengono scolpiti e smaterializzate attraverso la tecnica del traforo (attraverso la creazione di zone in luce e zone in ombra crea uno spazio molto più dinamico, creando delle sculture dinamiche); questa tecnica la troviamo per la prima volta in questa chiesa, che per molti aspetti si avvicina a Santa Sofia.

Non sono rimaste nemmeno tracce della chiesa del IV secolo dedicata ai Santi Apostoli, che fu sostituita nel 536 dalla chiesa giustinianea e nel 1469 dalla moschea di Maometto il Conquistatore, la Fàtih.

La prima novità che osserviamo è la pianta a croce greca (ovvero con tutti i bracci uguali), cui era annesso un mausoleo (che era la tomba di Costantino); le cinque cupole che vediamo al di sopra della copertura sono un intervento di Giustiniano, perché per un incendio viene distrutta e completamente ricostruita nel VI secolo. Ora per capire meglio come era fatta la chiesa dei Santi Apostoli dobbiamo rivolgersi alle fonti storiche, le quali dicono che Giustiniano ha costruito ad Efeso la chiesa di san Giovanni, su modello della chiesa dei Santi Apostoli (aggiungendo un’altra campata).

L'edificio giustinianeo riprese da quello costantiniano la pianta cruciforme, col braccio d'ingresso forse leggermente più lungo degli altri tre. Cinque cupole erano sostenute da massicci pilastri agli angoli della croce e coprivano sia i bracci che la crociera; navatelle e gallerie correvano su quattro lati dei singoli bracci e si aprivano sulle navate attraverso due file di colonne. Sotto la cupola centrale, l'unica che fosse illuminata da finestre, era situato il presbiterio cruciforme; le altre cupole erano buie e chiaramente un po' più basse, forse erano semplici cupole a vela.


Architettura Dopo Costantino a Costantinopoli



Sant’ Irene
Iniziata nel 532, forse, sul sito della prima cattedrale di Bisanzio, che era andata distrutta senza lasciare tracce in un incendio nei giorni della rivolta di Nika, la nuova chiesa fu rifatta completamente dopo un terremoto nel 740
Si tratta di una architettura interamente ricostruita da Giustiniano, per questo elemento fondamentale è la cupola, abside sporgente e due navate piccole; del quadriportico non rimane niente ma c’è ancora il nartece.

La chiesa si presenta come basilica a cupola con gallerie: la navata composta da due campate principali, la prima suddivisa in due parti disuguali coperte con volta a botte, la seconda quadrata e sormontata da una cupola; un ante coro coperto con volta a botte e un'abside chiusa all'esterno nei tre lati di un poligono; navate laterali, coperte a volta, terminanti in vani laterali, sono sormontate oggi da matronei coperti a volta come erano nell'edificio originario. Mentre tutto questo è costruito con grossi blocchi di calcare, le parti occidentali della chiesa sono costruite solo in mattoni: un nartece a due piani, coperti a volta; un atrio circondato da quattro portici, quelli del pianterreno con volte a botte; nonostante le differenze nel materiale, navata mediana, nartece e atrio sono ora assegna- ti a un'unica fase edificatoria, quella del 532.

Lo spazio interno è uno spazio tende ad essere centrale ma non riesce ancora ad esprimere questa forza, l’andamento è longitudinale (come quello di una basilica cristiana), compaiono le gallerie (che si affacciano sullo spazio interno) e proprio per la presenza della aperture delle gallerie sui due lati, assume una forma ancora longitudinale; l’esterno si caratterizza dall’abside sporgente e dall’alto tamburo.

Arriviamo alla costruzione di una chiesa che molti storici considerano il presupposto più importante a Santa Sofia, si tratta della chiesa dei Santi Sergio e Bacco (527-532). Si tratta di una chiesa costruita da Giustiniano, si trova nell’area del grande palazzo ed è una chiesa di carattere privato; presenta una caratteristica molto particolare, all’interno di un quadrato è inserito un ottagono. Con questa chiesa ci troviamo di fronte ad un nuovo tipo, ovvero quello a doppio angolato, cioè non ci sono più le navate laterali e tutto lo spazio si concentra in uno spazio centrale e quindi la cupola diventa elemento
fondamentale e caratterizzante tutta l’architettura, su quattro absidi ortogonali sono inseriti gli absidi e l’abside si trova di fronte ad un nartece senza il portico. Abbiamo detto che si tratta di una chiesa privata, anche se considerando le dimensioni non si direbbe, infatti la chiesa è di 42 metri ed introduce un nuovo tipo di cupola ovvero quella che viene chiamata ad ombrello. Ora per costruire una cupola serve una base circolare, in questo caso la soluzione è relativamente semplice, perché un ottagono è vicino ad una base circolare della cupola; troviamo infatti otto pilastri e quindi si risolve attraverso l’inserimento di otto spicchi concavi (in corrispondenza degli spigoli) e otto spigoli assiali piatti (dove sono aperte le otto finestre nella curvatura della struttura), a due piani, gli absidi trifori cercano di alleggerire la struttura (considerando che molte strutture sono in marmo).

la funzione delle esedre è fondamentale, perché dal punto di vista del rito ortodosso lo spazio che si affaccia su quello centrale ma al primo piano (quindi la galleria) ha una funzione imperiale, cioè l’imperatore assiste alle celebrazioni da questo spazio. Anche qui troviamo l’uso dei capitelli a cesto, in particolare cesto polilobato. La pianta ottagonale a prima vista sembra differire dalla pianta composita di Santa Sofia (fig.63); tuttavia la differenza è solo apparente, e in Santa Sofia sono presenti tutti gli elementi di un ottagono a doppio involucro: la cupola centrale, le nicchie che protrudono, le navatelle e le gallerie tutt'intorno. Ma queste componenti sono state, per così dire, smontate e ricomposte per il lungo, per la semplice ragione che le dimensioni volute per la grande chiesa di Giustiniano rendevano impossibile l'attuazione radiale di una pianta ottagonale. L'ottagono dei Santi Sergio e Bacco e la pianta di Santa Sofia appartengono alla stessa famiglia, sono inoltre quasi contemporanee.



Infine arriviamo a Santa Sofia, si tratta di una architettura massiccia con una crescita piramidale; nella architettura greca non è importante lo spazio interno ma solo quello esterno, in quella romana fondamentale è lo spazio interno come quello esterno, quella bizantina invece punta sulle soluzioni architettoniche e strutturali dell’elemento cupola ed il suo inserimento, che in questo caso avviene con l’inserimento di una serie di strutture esterne che portano alla formazione di una struttura piramidale.
Il sito della chiesa è molto importante, infatti si trovava dove erano prima costruiti i complessi palazziali, quindi per chi arrivava dal mare veniva questa enorme struttura, che viene realizzata durante l’impero di Giustiniano, il quale arriva a progettare questo edificio tramite un piano di cristianizzazione dello spazio urbano che tenta di concentrare in questa chiesa tutti gli esempi precedenti; gli architetti, Antemio di Tralle ed Isidoro di Mileto il Vecchio, (anche se in questo caso gli potremmo definire scienziati) devono risolvere un problema fondamentale, ovvero la sovrapposizione di una struttura che ha dei caratteri pregressi (ovvero il fatto di avere cinque navate) con una cupola, combinare l’impianto basilicale con la pianta centrale.

Questo problema era accentuato dalle dimensioni enormi, si tratta di una rettangolo di 80,90 per 69,70 metri e di una altezza di 55.60 metri, diametro della cupola di 33 metri (una architettura così grandiosa non si era mai vista a Costantinopoli) e le navate laterali hanno una dimensione di 15 metri. Inizialmente c’era un quadriportico che adesso non esiste più, ma che in origine presentava una fontana; si arrivava poi all’esonartece e all’endonartece, infine la sala principale con la sua enorme cupola.

 Il problema fondamentale era costruire una cupola su quattro pilastri, esistevano tre possibili soluzioni che partivano tutte dall’individuazione di quattro grandi archi partono dai quattro grandi pilastri; la prima soluzione è quella di una volta a crociera, ma questo non è possibile perché le dimensioni della cupola sono estreme.

Come abbiamo detto il problema era porre una cupola sopra un cubo, il mondo romano aveva già trovato una soluzione (anche se in architetture di piccole dimensioni) che si basa sull’utilizzo dei pennacchi (lo spazio delle arcate di base veniva riempito in maniera obliqua collegando un arco all’altro, formano una base circolare); anche l’architettura orientale ed in particolare quella persiana, aveva trovato una soluzione per il passaggio dal quadrato alla base circolare, ovvero l’uso delle trombe (delle strutture agli angoli, tra cui vengono inserite delle murature che permettono la realizzazione di un cerchio di base su cui viene appoggiata la cupola).

Gli architetti di Santa Sofia prendono gli esempi persiani e il concetto del pennacchio dall’architettura greco-romana.

Tuttavia resta il problema di risolvere le spinte sia nel senso longitudinale che nel senso trasversale, in un primo momento per risolvere questo problema su due lati opposti vengono inserite due enormi semicupole, che tendono a contenere le forze di spinta laterali. Ma dopo un terremoto, dopo circa ottanta anni, la cupola crolla perché avevano risolto il problema delle spinte laterali solo in senso longitudinale. Per questo viene chiamano Isidoro di Mileto il Giovane (nipote di quello di prima), analizzando la struttura nota che ci sono due problemi, innanzitutto la cupola era molto ribassata, Isidoro alza di sette metri la cupola, sui due lati liberi fa costruire enormi contrafforti e nelle due semicupole si costruiscono altre due esedre per lato. All’interno si inseriscono i pennacchi, che dall’esterno non si vedono, sono pennacchi enormi danno un senso dello spazio molto unitario; al di sopra delle gallerie viene costruito un grande arco; le due semicupole danno un senso di longitudinalità all’impianto, però allo stesso tempo viene accentuato maggiormente lo spazio centrale attraverso l’inserimento delle gallerie che sono aperte verso lo spazio centrale e al di sopra delle arcate della galleria troviamo queste enormi strutture ad arco che viene chiamato timpano. Naturalmente la cupola è formata da molti materiali, che comunque hanno un peso enorme, che viene scaricato attraverso l’utilizzo di quaranta finestre che sono definite dalla presenza di quaranta nervature; le due esedre scaricano ulteriormente il peso della cupola verso il basso.

Analizziamo adesso le diverse fasi della costruzione, si parte da quattro enormi pilastri più quattro contrafforti sul lato trasversale, mentre sul lato longitudinale l’abside e quattro esedre trifori; i quattro pilastri più i contrafforti creano il passaggio per la galleria. Si impostano poi i quattro archi e le due semicupole e le quattro esedre, su questa struttura viene poggiata la cupola. Ora questa struttura ha bisogno di una secondaria dal punto di vista statico con il timpano, che crea una struttura unitaria.

Uno studio ha dimostrato come si può partire da un concetto semplice come la misura del quadrato di base, la quale viene riprodotta per definire la dimensione del timpano.

Le diverse concezioni che stanno alla base della definizione dello spazio interno, innanzitutto la luce, che in un ambiente così grande deve anche riflettere la complessità dello spazio interno; per la luce sono due gli elementi che giocano un ruolo fondamentale nella definizione dello spazio, ovvero il colore e le superfici. Il colore in questo caso ha diversi compiti, mentre verso la cupola e l’abside assume la funzione di riflettere la luce, a livello della galleria e dei piani più bassi sono i marmi con diversi colori a dare un senso di uno spazio stabile; tutto questo da quel senso allo spazio della cupola, che viene definita da una fonte come una cupola appesa al cielo.

Ora la tecnica del traforo copre in questo caso anche archi e intere superfici, creando una architettura festosa e dinamica; per questo viene molto usato il mosaico, che aumenta l’effetto della luce, mentre tutti i pavimenti sono coperti da marmo, per esempio dove c’era bisogno di più luce venivano usati marmi di colore più chiaro.

Anche l’arredo liturgico aveva una sua importanza, perché all’interno di uno spazio così grande anche gli arredi dovevano essere studiati bene; tre erano gli elementi fondamentali il Ambone, il Ciborio ed il Synthronon (che occupavano la zona corrispondente al presbiterio o l’abside nella chiese cristiane); tutte queste strutture erano coperte da oro ed argento; infine la funzione dei lampadari che mettevano in proporzione lo spazio della cupola con quello a terra e risolvevano al piano terra l’illuminazione

Costantino a Costantinopoli

Quando Costantino decide di fondare Costantinopoli insieme alle opere di carattere pagano, pensa di dover anche costruire edifici di carattere cristiano che testimoniassero questa doppia personalità che vede da una parte una vocazione laica e dall’altra una cristiana; il carattere della città era fortemente pagano perché la tradizione era molto consolidata (anche l’azione esercitata dai cristiani era poco intensa), quando Costantino giunge a Costantinopoli (ucciso il rivale), trova una città profondamente pagana una città nata da una colonia di megaresi e sin dal momento del loro approdo avevano creato tutta una serie di infrastrutture religiose che in parte commemoravano lo sbarco e successivi templi che portano nomi di divinità greche.
Ben presto questa città si era delineato una configurazione urbana simile a tante altre città dell’epoca in cui era visibile l’acropoli (che costituiva il polo religioso, concentrato sulla punta), poi una parte commerciale (che era il tetrapilon, un’area racchiusa da quattro portici, che aveva una funzione di foro anche se al tempo costituiva l’agorà civile), mentre l’agorà commerciale era lo strateghion, un’area vicina ai due porti di carattere militare e commerciale (il bosporion ed il neorino). Era una città già delineata e che era stata fortificata da una cinta muraria il cui percorso non è stato chiarito.
La città era poi stata risistemata e romanizzata da Septimio Severo tra il 193 ed il 196, che aveva cambiato assetto dovuto al fatto che il centro cittadino si sposta intorno al tetraston, con la collocazione della basilica e dell’ippodromo, che servono a denunciare la presenza romana a Costantinopoli.

Quando Costantino decide di fondare la sua città definisce un piano urbano molto preciso, prevede la costruzione di un palazzo imperiale, che viene costruito secondo i canoni che abbiamo espresso, utilizzando la preesistenza dell’ippodromo, collegando questo palazzo imperiale con il suo mausoleo; quindi crea un sistema stradario che serve soprattutto a collegare il palazzo con il mausoleo, che si trova ad una certa distanza (il mausoleo, dopo la morte di Costantino diventerà la chiesa dei Santi Apostoli, ricostruita poi in età giustinianea).
Per collegare il palazzo imperiale con il suo mausoleo riutilizza il mesé, il quale prolunga fino a raggiungere il Philadelphio (una piazza immensa di grande rappresentanza con grandi strutture statuarie), dove la strada si dirama in due vie che portano alle porte principali delle mura, che lo stesso Costantino costruisce come limite della città. Tra la città vera e propria e la cinta muraria esisteva un ampio spazio disabitato, tuttavia Costantino era fiducioso nella crescita della città e per questo aveva collocato dei poli che potessero essere da traino all’espansione della città; colloca il proprio foro circolare, sottolinea l’incrocio tra le strade attraverso la costruzione di un tetrapilo.
Allo stesso tempo Costantino cerca di dare alla città un’immagine cristiana, tuttavia la non ebbe molto tempo per fare il costruttore di chiese perché impegnato in un progetto di espansione della città.

A parte la chiesa di Sant’Irene e la chiesa dei Santi Apostoli non realizza altre architetture religiose, fu suo figlio Costanzo II che si occupa di portare a termine le idee che il padre voleva attuare dal punto di vista cristiano, per questa ragione promuove la costruzione della prima chiesa di Santa Sofia, costruita da Costanzo II intorno al 350 d.C., questa chiesa si muove ancora sulla scia delle esperienze costantiniane ed è una costruzione che risente fortemente di questi modi compositivi che abbiamo sottolineato a proposito di San Giovanni in Laterano e San Pietro a Roma.
Nella città di Costantinopoli (l’attuale Istanbul) possiamo studiare le diverse fasi della fondazione di una città dove possiamo verificare le differenze della sovrapposizione di quattro modelli urbanistici (un caso unico nel suo genere). Pur essendo stata fondata su un insediamento precedente (cioè Bisanzio) la città dispone di un fondatore nella persona di Costantino e di una data precisa di fondazione, il 330 d.C.; una città che dispone di un programma predefinito come centro amministrativo e residenziale dell’imperatore e allo stesso tempo occupa per 11 secoli la funzione di centro culturale e politico di tutto il bacino del mediterraneo. Con la sua fondazione della città conosciamo la sovrapposizione di 4 modelli urbanistici, il primo quello greco - ellenistico (quindi il primo insediamento che si chiamava Bisanzio aveva tutte le caratteristiche di una città greca nell’età ellenistica), con Septimio Severo nel II secolo viene applicato come modello nuovo urbanistico, quello romano (ovvero con questo imperatore ci troviamo di fronte ad un processo di romanizzazione della struttura greco ellenistica della città); arriva poi Costantino, siamo di fronte ad un altro modello con un grande progetto urbanistico; come modello Costantino aveva a disposizione l’esempio delle città che erano state costruite in seguito all’utilizzo del sistema governativo chiamato tetrarchia (ovvero l’enorme estensione dell’impero visti i problemi di gestione locale che entravano in conflitto con il potere centrale, l’imperatore Diocleziano aveva proposto un sistema diverso di gestione del potere dell’impero, ovvero la duplicazione dei ruoli degli augusti e dei cesari, questo aveva portato a prendere in considerazione il trasferimento della sede dell’imperatore in un’altra città dell’impero, quindi la scelta di Costantino di spostare il centro dell’impero non era un fatto nuovo), quindi lo stesso Costantino aveva costruito un palazzo a Treviri, Diocleziano a Spalato oppure altri imperatori avevano scelto altre città, di conseguenza tutti i modelli utilizzati per la costruzione dei palazzi imperiali in queste città di periodo tetrarchico aveva risolto i problemi tipologici e del sistema urbanistico (ovvero avevano definito gli elementi essenziali e le strutture che vanno a formare un centro del potere imperiale) ora il sistema urbanistico significa creare un impianto di città che si basa necessariamente su una idea di città (per esempio il modello greco ellenistico era definito ippodameo ed era definito da una griglia di strade perpendicolari tra loro; le città romane erano fondate su un modello diverso, il castrum romano, impostato su due strade principali, il cardo e il decumano perpendicolari tra loro). Con Costantino ci troviamo di fronte ad un piano che considera sicuramente le strutture presenti a Roma (cioè il centro dell’impero romano), ma per le condizioni orografiche del sito è chiaro che questo modello viene adattato ad una situazione completamente diversa, però qui interviene un fatto importante ovvero che la città diventa il centro del mediterraneo, proprio per questo ruolo dall’oriente arrivano nuove concezioni di città e dall’occidente le esperienze accumulate nel mondo ellenistico e in quello romano; possiamo quindi troviamo sul piano urbanistico di Costantino i riflessi di questa interazione tra la concezione di città dell’oriente e dell’occidente (elementi che lui scegli sono maturati in oriente, per esempio la via porticata è un elemento urbanistico ellenistico, la forma che sceglie per il suo foro romano è circolare, questa forma non esisteva in occidente ma era un modello urbanistico usato in oriente, poi la moltiplicazione degli spazi pubblici, ovvero con la presenza di un unico sovrano il foro unico aveva perso la sua importanza, quindi la moltiplicazione di più spazi pubblici piazze, foro e strade porticate diventano fondamentali di carattere collettivo e pubblico che caratterizzano la struttura urbanistica). Come sappiamo Costantino con l’editto di Milano nel 313 d.C. liberalizza la religione cristiana, questo è importante perché molti studiosi hanno visto nella visione costantiniana la tendenza di costruire una città cristiana, ma in realtà le sua strutture realizzate da Costantino sono di carattere civile, l’unico edificio di carattere religioso è quella della prima chiesa di Sant’Irene e dei Santi Apostoli (mentre la prima Santa Sofia venne progettata dal figlio Costanzo).
Altre motivazioni che spinsero Costantino a spostare la capitale fu lo scontro con il Senato conservatore a Roma, la terza motivazione è la forte crescita del cristianesimo a partire dall’oriente che ha portato Costantino a trasferire il centro dell’impero a Costantinopoli, Costantino capisce l’importanza dei movimenti che provengono dall’oriente (come il cristianesimo) ultima motivazione e la più importante è il suo sito straordinario dal punto di vista strategico, infatti la città un punto importante di collegamento tra oriente ed occidente non solo per via terrestre ma anche per via mare. Si può dire che tutte le scelte architettoniche ed urbanistiche in qualche modo sono sintesi tra i modelli orientali e quelli occidentali, come del resto le scelte urbanistiche ed architettoniche di Costantino troviamo la sintesi tra il castrum romano e la reggia ellenistica.

La fase successiva, con l’imperatore Teodosio il cristianesimo diventa una religione di stato e a questo punto diventano importanti i centri teologici, infatti sappiamo che prima di questa data non esistevano all’interno della città strutture monastiche e poche chiese, subito dopo si avvia la costruzione di 14 chiese, si avvia un processo di cristianizzazione, un processo importante per la realizzazione degli spazzi religiosi, soprattutto con Giustiniano nel VI secolo, nel giro di 50 anni per l’aumento del numero delle chiese e poi in meno di 100 anni troviamo anche i monasteri che prima erano collocati al di fuori delle mura della città (questa caratteristica la differenzia molto da altre città dell’impero).
Riassumendo prima troviamo la cultura greco ellenistica, poi il processo di romanizzazione avviato con Septimio Severo, portato avanti da Costantino, ed infine la cristianizzazione con Giustiniano; dopo la città continuerà ad essere centro dell’impero fino al 1453, quando diventa capitale dell’impero ottomano, mantenendo la sua funzione di centro culturale, politico e commerciale del mediterraneo.
Un altro punto importante va detto che quando parliamo dell’architettura bizantina in realtà parliamo di un stile cresciuto della fondazione della città fino al 1453 che però durante questo periodo non veniva chiamata bizantina (il termine tra 800 e 900) ed indica l’intervento iniziato da Costantino proprio in questa parte del mediterraneo; però l’influenza del mondo bizantino non si limita solo all’area balcanica.
L’influenza bizantina si propaga per gran parte del mediterraneo, infatti molte architetture (dell’Europa orientale) sono caratterizzate dallo stile bizantino, ma anche l’Europa occidentale e l’Italia compresa la Liguria, si forma a partire dal IV secolo sino al VI un modello urbanistico caratteristico con una strada porticata, che formava l’asse principale della città, a Genova troviamo via Sotto Ripa, che riprende il modello di via porticata di Costantinopoli (quello che veniva chiamato mese embolos); infatti i padri del comune di Genova chiedono agli architetti di costruire un embolos su modello di quello costantiniano; inoltre fino al 600-700 a Genova venivano chiamate apoteche, che nel tempo diventa bottega, termine di origine greca; poi ci sono altri elementi che arrivato con lo scambio delle merci che porta con se nuove concezioni tra cui elementi urbanistici; non a caso nel 1300 Sotto Ripa si chiamava bazzarà, infatti in origine le arcate erano chiuse, che la rendevano un vero bazar (un modello urbanistico ottomano). Ma anche l’alternanza di strisce bianche e nere sono di derivazione bizantina, anche se a Costantinopoli erano fasce di pietre alternate a mattoni, questo modello arriva in Andalusia e diventa bianco e nero, da qui poi arriva a Genova ed in altre città italiane.

Quando Costantino sceglie Costantinopoli, oltre alle città del periodo tetrarchico, guarda in maniera diretta al vecchio centro dell’impero, questo il confronto costante con questa città percorre tutta la storia di Costantinopoli; innanzitutto la città viene suddivisa in 14 regioni (esattamente come Roma), a livello architettonico, urbanistico, istituzionale e culturale i primi passi sono sempre analizzare e studiare i modelli che si trovano a Roma, per capire la caratteristiche principali del progetto di Costantino partiamo dal luogo scelto, ovvero Bisanzio (il cui nome è un titolo di carattere generale per indicare il re). Per arrivare alla forma definitiva si parte dalla città di Bisanzio, una piccola città con 20-30000 abitanti, che aveva elementi caratterizzanti una città greca: una acropoli, due porti importanti (neorion e prosphorion uno di carattere commerciale e l’altro di carattere militare), lo strategion (che era l’agorà della città greca), troviamo poi il teatro e ai piedi della acropoli il Tetrastol (una piazza pubblica), infine le mura della città; la scelta per la sua importanza strategica.
Un recente studio ha fatto un’analisi importante, ovvero tenendo conto della linee di costa e della posizione dell’acropoli, ma soprattutto studiando la disposizione dei due porti e la maglia regolare di alcuni elementi pubblici, ha proposto un modello tipicamente ellenistico a maglia ortogonale, anche se non è regolarissima, dovuto alle condizioni orografiche del sito (si passava da 6 a 32 metri).
Con Septimio Severo la questione cambia ovvero gli architetti tengono conto della maglia preesistente (fatto molto importante), quindi non viene creata una città con asse di crescita completamente diversa da quella precedente, ma vengono introdotti da lui elementi essenziali per il processo di romanizzazione, ovvero le terme (chiamato Zeuxippos) e l’ippodromo (tetraston), o almeno gli propone, lui costruisce una struttura importantissima, ovvero una via porticata utilizzata nelle città ellenistiche dell’oriente, che assume il nome di mesè (che significa “in mezzo”), che finisce nella porta principale della città e al di fuori delle mura c’erano le necropoli. Ora l’inserimento di questo nuovo elemento in qualche modo definisce il successivo sviluppo urbano, quindi mantiene la maglia ortogonale di origine greca e per lo sviluppo successivo propone quello della via porticata, che adesso finisce in quella che prima era il tetraston greco.
Costantino ha a che fare con una situazione di questo genere, quello del predecessore non era per costruire una capitale, Costantino ha a che fare con un grandissimo progetto, per realizzare un centro adeguato al centro dell’impero pensa un progetto complesso; se la città era di 20 30 mila abitanti, gli ingegneri pensano ad una città di 100-150 mila abitanti, la superficie del primo intervento di Septimio Severo era 200 ettari, quella di Costantino a 500 ettari, anche se non la finisce. Lui deve definire la città che si definisce attraverso agli assi viari, che devono tenere conto di una struttura importante e precedente, ovvero la strada costruita da Septimio e deve tenere conto delle città sperimentate da altri imperatori, ovvero un modello urbanistico che tiene conto innanzitutto della presenza dell’ippodromo e la sua continuità con il grande palazzo.
Anche lui approva il disegno dell’ippodromo, delle terme e del grande palazzo (anche se in realtà si tratta di un insieme di edifici). Ora quando Costantino prende come riferimento l’ippodromo ed il tratto della via porticata realizzata da Septimio per creare l’orientamento del nuovo sviluppo della città, inserisce subito il suo foro, un grande spazio circolare caratterizzato essenzialmente dalla presenza del Senato.
Tenendo conto della maglia ortogonale di questa parte della città Costantino intende crea due poli diversi, ovvero un polo religioso con Sant’Irene ed un polo civile, mentre l’ippodromo che era considerato punto di incontro tra imperatore e popolo, creando questo spazio inserisce anche il grande complesso palaziale. Anche in questo caso, come a Roma, Salonicco e in molte altre città, il rapporto tra il popolo e l’imperatore era creato dall’ippodromo. Lo spazio di incontro che si crea tra l’asse della via porticata ed il complesso palaziale viene indicato da un elemento architettonico importante che caratterizza lo spazio urbano (attraversò l’inserimento di elementi puntiformi come obelischi, archi di trionfo o tetrapilo), ovvero il milion o tetrapilo, che aumentava la monumentalità dello spazio urbano (il milion nel periodo di Giustiniano si trasforma in una architettura cupolata vera e propria); anche nell’ippodromo ed in particolare in presenza della spina erano inseriti questi elementi puntiformi.
Come abbiamo detto il complesso palaziale è l’insieme di vari edifici architettonici e nel caso di Costantinopoli diventa una vera e propria città nella città, si trattava di edifici cinte di mura separate dal resto della città, tutti i membri della corta avevano uno spazio, che venivano collegati da una serie di strutture presi da diversi molte parti del Mediterraneo (come gallerie, passaggi, giardini, eccetera), tutto insieme scollegato dalla città ma collegato all’ippodromo attraverso la struttura voltata chiamata kathisma, che serviva all’ingresso dell’imperatore.
Con il passare del tempo l’ippodromo diventa una vera città, infatti questa zona era caratterizzata da una serie di terrazzamenti a partire da 6 metri fino ad arrivare a 36, tutte le strutture di sostruzione creavano una serie di ambienti che venivano utilizzati per diverse funzioni. La struttura principale dell’ippodromo era caratterizzato dalla spina (che divideva le due corsie), aveva una larghezza di 123 metri e di lunghezza più di 450 metri. si entrava dalla parte orientale della struttura formata da 12 percorsi e chiamata carceri (da cui partivano anche i carri), questa parte era sovrastata una torre alta 23 metri (su cui era collocata una scultura di una auriga). La spina in realtà era un percorso formato da questi elementi verticali ma che di per se formava una sorta di lunghissima vasca d’acqua per esaltare la presenza degli elementi verticali (che erano di diversi tipo, come obelischi o colonne, che venivano trasportati da altre parti dell’impero; sulla base della colonna troviamo varie decorazioni che ci hanno permesso di capire il compito della Kathisma, l’unico punto che collegava l’ippodromo al grande complesso palaziale). Sulla parte occidentale un emiciclo porticato chiamato sphendoné, che veniva trattato come un fronte di un palazzo, mentre al piano terra vi era una piccola città sotterranea, infatti si trovavano una serie di spazi che svolgevano funzioni pubbliche.
Dopo l’ippodromo arriviamo al foro circolare di Costantino collegato al mesé, innanzitutto questa zona era condivisa tra la VI e la VII regione, nella parte alta si inserisce un altro senato, sulla parte destra il tribunale del foro e in basso il ninfeo; si tratta di uno spazio porticato su due piani, al centro una colonna di porfido (alta 25 metri e diametro 2,90 metri) sulla quale era presente la statua dell’imperatore; il modello di riferimento sono le città orientali, come Jerasha. Non era solo una colonna ma c’era anche un’enorme basamento che non era altro che un tetrapylon all’interno del quale la gente andava a pregare e a portare i suoi doni all’imperatore.
Andando verso occidente troviamo una prima struttura trasversale e verticale (che viene indicato dalla struttura del tetrapylon) e che lega la parte bassa (il mare di Marmara) con la parte alta (dove esistevano due porti); questa struttura secondaria si trasforma in epoche successive in una struttura prettamente di carattere commerciale (basti pensare che le repubbliche marinare avevano qui le loro sedi). Andando ancora ad occidente la struttura della città era caratterizzata da queste vie porticate ed arriviamo ad una punto in cui la strada si divide, in alto andava verso le parti interne dell’impero, la parte bassa portava alla porta Aurea verso la via aeglasia, che collegava la nuova Roma a quella vecchia. All’incrocio si forma uno spazio che guarda ad un modello importante a Roma, ovvero il Campidoglio, ovvero un santuario dedicato alla triade capitolina, ma questi riferimenti non sono più di carattere religiosi ma la sua funzione diventa con Teodosio quella che viene chiamata università di Costantinopoli, nella parte alta c’era il Philadelphio, una piazza dove vi erano varie statue portati dal resto dell’impero.
Uno degli elementi e dei problemi più importanti della città era quello di come far arrivare l’acqua potabile, perché da questo punto di vista era in una situazione gravissima, per questo si iniziano a creare delle strutture adatte per il rifornimento d’acqua, innanzitutto il rifornimento era garantito dall’acquedotto di Valente, poi dalla creazione di una serie di cisterne (che ognuna è un capolavoro di ingegneria vedremo perché), ma la struttura dell’acquedotto (costruito nel 373 dell’imperatore Adriano, ma viene restaurata da Valente) non solo per le sue funzioni ma anche per il linguaggio architettonico rimanda al mondo romano, era la prima struttura per portare l’acqua. La cosa importante è che se si pensa all’orientamento greco ellenistico della prima parte della città, notiamo che l’acquedotto segue una delle linee della griglia però era orientato verso la piazza principale (che si trovava tra il grande palazzo, l’ippodromo e poi Santa Sofia), chiamata Augusteo (in onore di Augusta Elena madre di Costantino).
Oltre a questa struttura vengono costruite le cisterne, due in particolare erano importanti di fronte a Santa Sofia (chiamata Yerebatan, che occupa la posizione che in antico veniva chiamata basilica) e l’altra era la Bin bir direk (vicini all’ippodromo, il suo nome significa “mille ed una colonna”), erano due modelli di riferimento importantissimi non solo dal punto di vista funzionale ma anche dal punto di vista strutturale per il periodo successivo.
Si tratta di cisterne enormi, la prima era 138 per 65 metri, l’interno era formato da 28 file di 12 colonne (336 colonne in totale), non a caso molti storici parlano di una foresta di colonne (una definizione che troveremo nella moschea di Cordoba in Spagna); gran parte dei capitelli erano elementi di prelievo (presi dal altre architetture), come le colonne, mentre nella parte alta (in quello che viene definito “attacco al cielo”) troviamo una serie di archi incrociati, che crea un movimento straordinario, ci troviamo di fronte ad uno spazio estremamente vasto.
Nell’altra cisterna si introduce un elemento nuovo, dopo l’esperienza precedente si era visto uno spazio del genere, basso e molto lungo, dava un senso di pressione, allora decidono di sovrapporre le colonne raddoppiando l’altezza e ponendo una colonna sopra l’altra, raccordate da un dado (questa soluzione viene ripresa a Cordoba), la soluzione permette di raddoppiare la capienza della cisterna e dal punto di vista architettonico ed estetico il rapporto tra l’altezza ed il basamento viene risolto; nella parte alta troviamo una struttura a serie di archi incrociati fatti di mattone, che diventa un elemento caratteristico nella cultura costruttiva bizantina soprattutto a partire dal VII secolo; (queste soluzioni verranno prese in altre parti dell’impero).
Passiamo adesso agli spazi pubblici (siamo arrivati a descrivere fino al Philadelphio del periodo di Costantino), in realtà su queste due strutture urbane vengono creati altri spazi pubblici, innanzitutto il foro di Teodosio I, con il quale cambiano le scelte progettuali, infatti mentre con Costantino vi era un riferimento al mondo orientale e quindi la struttura era circolare; con Teodosio si ritorna alle forme quadrangolari tipiche di Roma, un modello che viene usato per altri due spazi urbani.
In questo periodo storico si formano due porti importanti, infatti sebbene fossero già presenti due porti, l’enorme crescita della città necessita la creazione di due nuovi porti, ovvero il porto di Giuliano e di Teodosio (importanti dal punto di vista funzionale e commerciale), poi abbiamo già visto la costruzione alla fine del IV secolo dell’asse trasversale (quello che molti studiosi ritengono sia un riferimento al cardo del modello romano); da Teodosio i poi soprattutto da Giustiniano, questo asse assume una funzione prettamente commerciale (troviamo infatti molto macellum, che possiamo considerare dei punti di vendita) e notiamo tutte le tipologie utilizzate avevano come riferimento a Roma.
In parallelo al primo asse viene creato un altro asse, che è sempre funzionale al commercio, infatti avviene un processo urbanistico molto importante, ovvero se prima le funzioni commerciali erano concentrate nell’agorà e nel foro, con la crescita della città c’è un abbandono di questa parte pubblica, trovando spazio lungo le vie porticate; infatti se prima si trattava solo di una via porticata senza alcuna funzione, a partire da questo momento si creano degli spazi per la vendita sotto i portici, poteva per esempio essere degli horrea, ovvero uno spazio molto semplice e molto allungato (all’incrocio di queste strade vi erano in genere dei tetrapylon). Questa via viene chiamata a partire da questo momento storico in poi Embolos.
All’interno dello spazio del foro di Teodosio, che aveva come unica funzione quella celebrativa, era presente una colonna, il cui modello era Roma, poi ai due lati del foro, dove arrivava il mesè, vi erano due archi celebrativi.
Infine arriviamo ad un periodo molto impostante ovvero quello di Teodosio, si tratta della formazione di una capitale dell’impero, una schema semplice, funzionale e di una qualità straordinaria.
Durante il tempo la città continua a svilupparsi e non basta più la città progettata da Costantino, devono quindi decidere dove collocare la cinta, gli ingegneri si mettono a lavoro ed hanno a disposizione un modulo ovvero un miglio romano (che sono 1480 metri), per questo prendono il Milion, ovvero punto di incontro tra l’ippodromo ed il grande palazzo e da dove partiva il mesè, allora loro prendono il miglio come misura e tracciano un arco con il centro nel Milion con un raggio di tre miglia romane, questo era il punto ideale per tracciare il limite della cinta muraria (ovvero aggiungono un altro cerchio e si raggiungono tre miglia romane), questo nel 400 d.C. e avevano tenuto conto della crescita della popolazione e della estensione ottimale, tenendo conto delle due strutture monumentali della città, quindi la città assume una fisionomia definitiva, che rimane tale per 11 secoli.
Una volta definito il limite, la prima cosa che fa Teodosio è costruisce una doppia cinta muraria (costituita da pietre e mattoni) con una complessità incredibile; si tratta di mura con altezza interna di 11 metri (con 96 torri di forme diverse 74 quadrate, 14 ottagonali, 5 esagonali e 2 rettangolari ad intervalli regolari di 70-75 metri), dopo troviamo un fossato largo 15-20 m e profondo 5-7 metri, in più 92 piccole torri e 10 porte, la più importante delle quali la porta Aurea (importante dal punto di vista architettonico per volontà di arrivare ad un disegno piramidale per le aperture, lo troveremo in diverse cattedrali medioevali); dopo, nel 439 d.C. anche i lati mare vengono dotato di cortine murarie.
In questo periodo per la prima volta con Teodosio Costantinopoli supera Roma, per la costruzione ed il tipo di questa struttura e l’estensione della città arriva a 1400 ettari, mentre nello stesso periodo Roma arrivava a 1380.
Con Giustiniano (VI secolo d.C.) inizia un periodo di conquiste, perché l’imperatore ha l’intenzione di portare a termine il progetto di renovatio imperi, infatti nel V secolo Roma cade e l’unico centro dell’impero rimane Costantinopoli, non a caso in questo e in quello successivo Costantinopoli arriva a 50000 abitanti. Le sue campagne di riconquista di Giustiniano lo portano da un lato a conquistare le terre che nel periodo precedente sono state sottratte all’impero, ma allo stesso tempo deve pagare un conto salatissimo, ovvero tutti i suoi interventi dal punto di vista architettonico ed urbanistico hanno sempre caratteri militare. Tutti tranne le chiese, si assiste ad un processo di cristianizzazione, Giustiniano infatti non pensa più di inserire elementi che ricordassero l’antica Roma ma pensa di aumentare i luoghi di culto; i monasteri vengono costruiti anche all’interno delle città, che prima non avevano il permesso di essere costruiti, quindi tutta l’attenzione dell’imperatore era concentrata su architetture religiose. In tutti gli elementi di Giustiniano (tranne a Costantinopoli dove esistevano già) elemento fisso dei suoi interventi sono le vie porticate e la costruzione di cinta murarie imponenti.
Come succede nella sua città natale, dove troviamo la piazza principale, la via porticata e le mura di cinta, però troviamo anche enormi complessi religiosi, come i monasteri; questo comporta una notevole novità, infatti i monasteri all’interno si trasformano come luoghi di accoglienza di viandanti e malati e qui si creano tipologie nuove, come il Pandokeion che altro non era che un ospedale, ora questo pandokeion, che nel mondo andaluso arabo diventa fonduc, che torna in Italia e diventa fondaco, ovvero luoghi di accoglienza.
A Costantinopoli Giustiniano si trova di fronte ad una struttura già matura e concentra la sua attenzione nella costruzione di edifici religiosi ed approfitta di un incendio che distrugge le due chiese che già esistevano (Santa Sofia e Sant’Irene), questo gli permette di progettare una nuova architettura basata sulla presenza della cupola, riprogetta quindi Santa Sofia (che era una sintesi tra oriente ed occidente) e ricostruisce Sant’Irene, che hanno come elemento fondamentale la cupola, poi ristruttura il resto del palazzo.
Progetta anche una piazza chiamata Augusteo, uno spazio contornato da portici e di fronte l’edificio del senato, qui colloca la sua statua e diventa punto di riferimento tra il palazzo in basso e lo spazio religioso della città in alto.
Per quanto riguarda Santa Sofia, noi sappiamo che li Phanteon aveva una base circolare, Santa Sofia si appoggia si quattro pilastri quindi la basi della cupola e quadrangolare, bisognava risolvere gli angoli di passaggio da una base quadrangolare a quella circolare.