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mercoledì 19 febbraio 2014

L’architettura Cristiana dopo Costantino

Questo quadro può essere completato attraverso lo studio della città di Milano e quella di Ravenna; entrambe emergono tra il IV e VI secolo per ragioni legate a momenti storici, Milano non era sconosciuta quando Costantino assume il controllo, era stata sede dell’augusto Massimiano ed aveva avuto una attività edilizia intensa (con il palazzo imperiale), in questo momento diventa una città che comincia a rivaleggiare con Roma (almeno dal punto di vista strategico perché è posta più a nord e si oppone ai popoli barbari), questa posizione geografica determina la decisione di spostare la capitale dell’impero romano d’occidente dal Roma a Milano nel 353. L’ascesa al potere di Teodosio I nel 379 segna l’unione tra l’impero d’occidente e d’oriente e viene scelta come capitale Milano con imperatore Teodosio I, fortemente coadiuvato da Sant’Ambrogio (che si stabilisce nel 373 a Milano), l’attività edilizia è intensa e vede la costruzione di numerose chiese, le quali in parte riprendono moduli costruttivi già usati e nello stesso tempo introducono una serie di elementi innovativi planimetrici e per quanto riguarda i sistemi costruttivi, influenzando l’architettura ravennate e quella d’oriente (egea in particolare), questo perché dopo Ambrogio si susseguono una serie di vescovi che provengono dall’oriente, che portano con se una serie di usi e costumi; si tratta di una città che elabora ed assorbe le influenza che arrivano.

Questo momento di splendore per Milano si protrae fino al 402, quando l’imperatore Onorio (figlio di Teodosio I) è costretto a trasferire la capitale a Ravenna, perché Milano era diventata una città insicura (per via delle pressioni dei barbari) e invece Ravenna offriva maggiore sicurezza (malgrado terreno acquitrinoso) perché formato da un insieme di isole che comunque consentivano la fuga verso l’oriente (questa idea era già stata pensata dai romani, tanto che durante Augusto vi aveva posto la flotta che proteggeva l’impero d’oriente).

Così viene fermata l’avanzata dei popoli barbari, che consente di attuare una successione all’impero senza grandi preoccupazioni perché Onorino muore nel 425 ma senza eredi, ha solo una sorella il cui figlio aveva cinque anni e quindi si decide di porre al trono Valentiniano III sotto la guida della madre Galla Placidia.

Nel 425 Galla Placidia diventa reggente, mantenendo il ruolo fino alla morte perché l’influenza sul figlio fu notevole, seppe governare con grande diplomazia, sacrificando anche parte della sua vita.

Quando si stabilisce a Ravenna inaugura un momento importante per la storia dell’architettura, forte di questa tradizione milanese e costantinopolitana e anche disponendo di risorse economiche, promuove un’attività edilizia notevole che risente delle doppie culture che la caratterizzavano la sua personalità; le tracce di questa architettura influenzeranno quella successiva, in particolare le esperienza orientali (l’esperienza milanese invece influenzerà particolarmente l’architettura carolingia).

Per capire bene queste due città dobbiamo fare di nuovo un riferimento a Costantinopoli (che supera ormai l’antica Roma), infatti sia a Milano che a Ravenna la città di Costantinopoli viene sempre presa come punto di riferimento. Con la morte di Costantino la città era dotata di un piano urbano molto funzionale, una città le cui parti erano strettamente connesse da un tessuto viario molto efficiente, che collegava direttamente il palazzo con le mura della città (questo legame sia attua attraverso il mesé, per arrivare poi al Philadelphio, dove le strade si biforcano, da una parte si arriva alla porta d’oro e dall’altra il proprio mausoleo; Costantino infatti aveva collocato lungo la via una serie di strutture pubbliche in maniera da attirare la popolazione verso occidente). Il figlio Costanzo II aveva dato un forte impulso all’attività del padre non solo curando la sistemazione delle vie ma anche la stessa Santa Sofia. In seguito l’imperatore Giuliano l’apostolo costruisce un nuovo porto (con dei magazzini annessi, chiamati horrea), il che permetteva l’attracco delle navi che portavano il grano da Alessandria (in seguito anche Teodosio costruisce il porto di Teodosio); la stessa cosa era avvenuta a Roma con il porto di Traiano. Insieme con questa sistemazione portuale viene anche sistemato quello che Costantino aveva visto con grande lungimiranza, ovvero il fatto di creare una serie di strutture che potessero aumentare la densità di popolazione verso le mura; per questa ragione Teodosio costruisce il suo foro, come fa anche Marciano.

Questo graduale spostamento determina la necessità di ampliare il perimetro delle mura, quindi Teodosio II nel 411 decide di posizionare una nuova cinta più ad occidente; queste mura rimane ancora oggi e collegano il Mar di Marmara con il Corno d’oro a nord, anche la porta aurea viene spostata e la vecchia viene chiamata porta saturnino (un patrizio romano). Questo tracciato di città caratterizzato dalle mura poderose rendono la città inespugnabile, non a caso era una cinta come quella aureliana ma doppia. Questo ricordo della città formata da questi nuclei è quella che gli occidentali portano alla memoria quando tornano a Milano e Ravenna, come accade con Galla Placidia, a Ravenna, dove è presente una poderosa cinta muraria sulla quale si trovano delle porte che hanno lo stesso nome di quelle di Costantinopoli.

Architettura dopo Costantino a Roma


Dopo la partenza di Costantino, nel 326, l'antica capitale del mondo per cinquant'anni ignorò i problemi che preoccupavano i costruttori di chiese della cerchia imperiale, il papato e il clero romano, anziché sviluppare nuovi tipi di martyria o di chiese di palazzo, concentrarono la loro attività architettonica sullo sviluppo di un tipo di chiesa utilizzabile per le esigenze correnti delle comunità; tutto questo mutò nel 385, quando si iniziò a costruire la nuova chiesa di San Paolo, come ex voto dei tre imperatori regnanti Teodosio, Arcadie e Onorio.

San Paolo fuori le Mura chiaramente voleva essere una copia di San Pietro in Vaticano; disposta in senso inverso, con l'ingresso a occidente, la nuova chiesa del 385 fu progettata per provvedere alla tomba di san Paolo un riparo altrettanto solenne e monumentale della basilica che racchiudeva la tomba di san Pietro: immensa, costruita sfarzosamente e tale da poter accogliere grandi masse di pellegrini, che venivano per assistere alle funzioni e venerare la tomba, e da servire inoltre come luogo di sepoltura.

Le dimensioni, le proporzioni e pochi tratti della muratura originaria sopravvivono, come ci rimangono numerose illustrazioni; preceduta da un atrio con colonne, la navata, larga quasi 24 metri si estendeva per l'eccezionale lunghezza di 97 metri. Da un lato e dall'altro due navatelle fiancheggiavano la navata maggiore, e la loro ampiezza età pari a quella della navata mediana. Il sacrario di san Paolo si trova sotto l'altare, vicino all'arco trionfale che separava il transetto dalla navata, un transetto continuo ma più alto di quello di San Pietro, copre il sacrario: verso est si concludeva in una grandiosa abside, come quella di San Pietro. Quattro file di colonne ad arcate fiancheggiavano la navata centrale e separavano quelle laterali; in quella centrale sostenevano grossi muri sovrastanti e nelle navatelle dei muri bassi; come a San Pietro, i muri sostenuti da archi delle navatelle erano forati da una serie di aperture sotto il tetto. Ventuno finestroni per lato (invece degli undici di San Pietro), ognuno in asse con gli intercolumni, illuminavano la navata. L'abside re- stava buia, però nel transetto finestre arcuate e oculi riversavano un'ondata di luce sul sacrario.

I costruttori di San Paolo emularono quelli di San Pietro nelle proporzioni e nella pianta, compresa la rara soluzione del transetto continuo, ma realizzarono una variante, non una semplice copia. Il transetto era alto quasi quanto la navata centrale, più profondo e più corto, con i muri delle testate che sporgevano appena al di là del limite delle navatelle esterne; le ragioni di questa modifica ci sono sconosciute, si sia trattato del bisogno di più. Il sacrario inoltre non si trovava sulla corda dell'abside come a San Pietro, era invece il più possibile a ridosso della navata; il colonnato della navata maggiore era coronato da archi anziché da una trabeazione; in luogo della massa eterogenea di fusti di colonne, basi e capitelli tutti diversi, come avveniva in San Pietro, gli elementi dei colonnati in San Paolo originariamente erano omogenei. I fusti palesemente erano stati scelti con accuratezza tra il materiale di spoglio romano, come i capitelli della navata centrale (quelli al centro furono sostituiti dopo il 442 con altri di spoglio); ma i capitelli delle navate laterali furono disegnati apposta per l'edificio. Il tutto riccamente decorato.

Chiesa di San Clemente
Questa chiesa fornisce non solo un'idea convincente della struttura di una basilica standard nella Roma degli anni intorno al 380, ma esemplifica in modo illuminante il rapporto tra queste chiese romane del IV e V secolo con edifici preesistenti sullo stesso sito, nonché con i loro successivi rifacimenti. L'attuale chiesa, leggermente al di sotto del livello stradale, è una struttura del XII secolo, ridecorata in epoca barocca. La chiesa paleocristiana sorgeva a un livello di oltre 4 metri al di sotto della chiesa attuale e occupava il sito di tre precedenti edifici; l'abside supera, coprendolo, il pianterreno di una casa del II secolo che racchiude un mithraeum del III o degli inizi del IV.
Le navate centrale e laterali sono inserite nei muri di un edificio del III secolo, forse un centro comunitario cristiano, e questo a sua volta sorge sul podio di un edificio pubblico del I secolo. Eppure, entro questo labirinto, i resti della basilica del IV secolo si individuano facilmente; le colonne della navata, otto per lato, sono incorporate nelle fondamenta della chiesa soprastante; le arcate, la parte alta dei muri della navata centrale e la facciata sono incorporate nel muro della navatella destra della stessa chiesa. Un atrio antistante la chiesa, del IV secolo, è sepolto al di sotto dell'attuale cortile, del XII. Da questi resti si può immaginare facilmente la prima basilica: la navata centrale era ampia, relativamente corta e considerevolmente bassa: 15 metri per 35 per 13 e mezzo; le colonne erano tutte diverse per misure e materiale; i grandi archi che le sormontavano nascevano da pulvini a tronco di cono; le finestre nella parte alta della navata centrale erano ampie, separate da stretti pilastri e circondavano tre lati della navata; l'atrio comprendeva un quadriportico a colonne; infine, un'arcata aperta immetteva dalla navata nel portico che correva lungo la facciata, una sorta quindi di esonartece, col risultato che così la navata veniva ad essere circondata su tre lati dagli spazi subalterni delle navatelle e dell'esonartece; la pianta di chiesa che prevale nel V secolo sulle coste egee, alla fine del IV sembra essere stata quindi altrettanto caratteristica a Roma.

Santa Sabina all'Aventino è una basilica di Roma, costruita nel V secolo sull'Aventino e dedicata a santa Sabina. Oltre che una delle chiese paleocristiane meglio conservate in assoluto,  è sede della curia generalizia dell'ordine dei Frati Predicatori (Domenicani).La chiesa fu costruita dal prete Pietro di Illiria tra il 422 e il 432, sulla casa della matrona romana Sabina, poi divenuta santa.
Come risulta da alcune iscrizioni ritrovate nei pressi della basilica, vicino alla chiesa era presente il tempio di Giunone Regina, 24 colonne del quale furono utilizzate per l'edificazione della Chiesa. Nel IX secolo, la Chiesa venne inglobata nei bastioni imperiali. L'interno venne profondamente rimaneggiato nel corso dei restauri di Domenico Fontana nel 1587 prima e di Francesco Borromini nel 1643. Il campanile attuale risale al X secolo. Architettura La chiesa non ha facciata: l'accesso avviene da un'arcata laterale. L'impianto della basilica ricorda quello delle originarie basiliche romane, con pianta rettangolare e navate divise da colonne antiche provenienti da un monumento tardo-imperiale probabilmente mai messo in opera, che sostengono arcate ad arco attico. Gli spazi tra le arcate sono decorati da emblemi in opus sectile. I restauri moderni hanno eliminato le fitte e chiassose decorazioni posteriori, ridandole semplicità e spaziosità. La navata centrale è relativamente alta e le sue proporzioni slanciate conferiscono all'interno leggerezza ed eleganza. Tipiche dell'architettura paleocristiana, oltre alle pareti esternamente lisce (prive di contrafforti poiché la copertura era sempre a capriate, quindi una struttura non spingente) era la presenza di grandi finestre aperte nel cleristorio (la parte più alta della navata centrale). Nei secoli successivi, quando si perse la capacità di fare grandi vetrate, le aperture nelle chiese si ridussero drasticamente. L'abside è coronata da un arco trionfale, cioè una grande struttura ad arco che la inquadra dalla navata. Anticamente sia l'abside, sia le fasce superiori delle navate dovevano probabilmente essere decorate da mosaici, che sono poi andati perduti. Nell'abside oggi si trova un affresco novecentesco.

Lo stesso spirito di rinascita sopravvive ancora nel 468-83, quando fu costruito Santo Stefano Rotondo: relativamente ben conservato, è tuttora possibile coglierne gli elementi essenziali. Una enorme navata 26-27 cilindrica poggia su un colonnato trabeato con capitelli ionici; gli alti muri della navata, al di sotto delle ventidue finestre, originariamente rivestiti di lastre di marmo, può darsi che abbiano sostenuto una cupola in materiale leggero. Questo nucleo centrale è circondato da un deambulatorio che si apre in serie di cinque e sei archi sostenuti da colonne. Queste arcate conducevano, alternativamente, a quattro cappelle alte e profonde (disposte a formare una croce) e presumibilmente a cortili scoperti con piscine che si concludevano con portici ad archi. Resti di una decorazione classica in stucco sono rimasti negli archivolti del primo deambulatorio e permettono di farsi un’idea della ricchezza delle decorazioni d’insieme.

Nulla si sa della funzione originaria di Santo Stefano, ma il fatto che fin dall'inizio fosse stato dedicato a santo Stefano, il venerato protomartire, nonché la sua forma circolare, fanno pensare che fosse un martyrium, che custodiva forse una reliquia del santo. Inoltre la pianta complessa, con il compenetrarsi della forma rotonda e di quella a croce, può darsi che sia stata influenzata dall'Anastasis, e magari da altri martyria della Terrasanta. E tuttavia possibile che anche padiglioni dei giardini romani siano tra le fonti di Santo Stefano Rotondo, per quanto finora non ne sia venuto alla luce nessuno di questo tipo, né Santo Stefano

La basilica di Santa Maria Maggiore rappresenta meglio di ogni altro monumento questa rinascenza sistina. L'ampia navata centrale è fiancheggiata solo da due navate laterali, e tutte e tre le navate sono disegnate in proporzioni pacate e maestose. Lunghe file di colonne con capitelli ionici sostengono una trabeazione classica e guidano l'occhio verso l'arco trionfale che continuava nell'originario catino dell'abside. Sui muri della navata centrale, monumentali lesene formavano un secondo ordine, ogni lesena era fiancheggiata da un doppio ordine di colonnine con scanalature a spirali ruotanti da sinistra a destra o viceversa, che sostenevano un fregio in stucco a girali del più puro disegno classico. Lesene e colonnine inquadravano le finestre, nonché i riquadri in mosaico della navata centrale, ognuno dei quali era incastonato in un'edicola con colonne e timpano. Sia nella concezione d'insieme che 24 nei particolari si avverte uno spirito rivolto al passato più di quanto non sia il vivace classicismo di Costantinopoli, più che altro si sente il ricordo dell'arte traianea.

martedì 18 febbraio 2014

L'Architettura Paleocristiana a Roma

San Giovanni in Laterano

Viene costruita come chiesa ex novo e che deve entrare a far parte del palazzo di Laterano donato da Costantino, sorge in un’area limitrofa al palazzo, in un’area precedentemente occupata da una caserma (che però era abbastanza in disuso), Costantino espropria una parte aggiuntiva e costruisce la chiesa.
Si trattava di una chiesa di grandi dimensioni (con cinque navate orientate est-ovest), raramente dopo vengono realizzate a cinque, di solito sono a tre navate. La chiesa dimostra quei caratteri che abbiamo menzionato, la grandiosità d’impianto e le decorazioni interne (che conosciamo sempre dal Libro dei pontefici); la chiesa, guardandola in pianta, ci dimostra come la navata centrale è quasi 1:2 quelle laterali, manca il portico d’ingresso; le navate sono suddivise da quindici sostegni diversificati (anche se in realtà varia solamente il coronamento delle colonne che le lega), nelle navate laterali i sostegni sono ventidue colonne, collegate da basse arcate e sollevate su alti plinti; nella navata principale troviamo un architrave orizzontale che corre continuo sino all’imbocco del presbiterio senza interruzione (concludendosi ad ovest in una grandiosa abside semicircolare), questo accade anche nelle navate laterali a quella centrale, mentre nelle navatelle più esterne non arrivano fino in fondo ma si fermano, a causa della presenza di alcuni ambienti trasversali, che costituiscono i bracci di una sorta di transetto (anche se non è un vero e proprio transetto in quanto non ha la forza di una navata trasversale che interseca quella longitudinale, ma certamente è un elemento che segna un’interruzione tra le parti).
L’unico elemento che segna una netta distinzione tra la parte riservata ai fedeli e quella al clero è l’iconostasi ed il transetto, concretizzata attraverso una grande balaustrata centrale sovrastata da statue di argento massiccio (come di argento erano anche i lampadari ed altre strutture decorative). L’iconostasi era sormontata da statue che sorreggevano una sorta di architrave che in corrispondenza dell’asse principale era presenta una forma arcuata (quasi a formare un arco siriaco, che ricordava la facciata del palazzo di Diocleziano nel a Spalato, ovviamente il richiamo a questo elemento è simbolico).
L’organizzazione di questo ambiente vede come protagonisti da una parte l’altare (posto in linea d’area sotto l’arco siriaco) e dall’altro le reliquie contenute dentro l’altare principale; la presenza di questi due elementi determinano la ragione d’essere di questa costruzione, infatti il visitatore entrando viene subito attirato dall’altare dove era collocata la reliquia. Non ci sono ostacoli che visivamente si contrappongono al percorso del visitatore verso l’altare, si tratta di uno spazio libero e sopratutto c’è una copertura molto lineare che rende lo spazio estremamente omogeneo ed indifferenziato.
Come dimensioni la basilica lateranense non era gigantesca, essendo lunga 75 a larga 55 metri, poteva comunque accogliere diverse migliaia di fedeli, presumibilmente le navatelle più esterne erano celate da tende ed in esse si posizionavano i catecumeni, mentre le altre erano riservate ai fedeli battezzati. Per la tecnica costruttiva erano state seguite le tecniche locali, mentre il tetto era a capriate a cassettoni; per quanto riguarda la decorazione l’esterno era quanto di più semplice, mentre all’interno una moltitudine di colori, luci e materiali preziosi creava un’insieme di splendore unico

Tutte le chiese dal IV al VI secolo sono caratterizzate dal questo spazio cinetico, dato da una omogeneità dell’articolazione dei sostegni e delle coperture. La preoccupazione di tutti gli architetti dal VI al X secolo sarà quella di modificare questo senso spaziale cinetico non per negarlo ma per renderlo più rallentato, cioè persiste sempre l’idea che il visitatore debba raggiungere l’altare ma il modo in cui questo avviene viene attuato attraverso una serie di impedimenti che rallentano questo procedere, gli accorgimenti sono numerosi però riguardano principalmente la modalità di posizione o di uso sostegni e le coperture (in particolare la presenza di arredi oppure la presenza di una copertura a volte). Vedremo come l’architettura ottoniana, carolingia, romanica, proto-romanica, catalana ed altre sono architetture che mirano a modificare questo semplice impianto basilicale per raggiungere lo spazio che deve essere conosciuto attraverso un modo rallentato nel procedere (lo spazio diventa sperimentale, ovvero uno spazio che deve essere percorso per poter esser compreso).
L’architettura romanica trova il suo centro in Borgogna, una zona ideale per poter concentrare tutte le esperienze provenienti dalle varie regioni d’Europa per creare una architettura che può essere considerata una sommatoria di tutte queste esperienze particolari; quindi è il momento quello romanico in cui si riunificano tutte le esperienze che prima sono attuate in maniera sparsa, creando un’architettura omogenea in un territorio molto vasto.
Nello stesso tempo la madre di Costantino vuole trasformare l’area principiane del sestiniano in un luogo di culto (in quanto era arrivata dalla terra santa un frammento della croce di Cristo) e trasforma la grande aula (che faceva parte del palazzo) aggiungendo una parte absidale e suddividendo questo spazio attraverso delle tramezzature arcuate e ciascuno di questi vani viene destinato ad una determinata destinazione d’uso; si può dire che questa chiesa attesta la transizione tra la domus aeclesia e la basilica.


San Pietro in Vaticano
 
La chiesa (o meglio martyrium) di San Pietro in Vaticano (probabilmente risalente al 324) presenta caratteristiche sia per impianto che per tecnica costruttiva simili a San Giovanni in Laterano ma se ne differenzia per alcune caratteristiche (che lasciano tracce nell’architettura successiva), mentre San Giovanni in Laterano elabora un tipo ma non trova una grande imitazione, San Pietro diventa una architettura di riferimento costante (soprattutto per motivi ideologici, costituiva l’esempio da imitare a tutti i costi). Nella chiesa del papa, autorità massima in campo religioso, troviamo i caratteri già riscontrati (la suddivisione in navate attraverso l’articolazione dei sostegni) però rispetto a San Giovanni presenta l’aggiunta del quadriportico che precede la chiesa, questo quadriportico è preceduto da una scalinata che porta ad uno dei lati del porticato che prende il nome di esonartece; si entra in questo grande atrio (o paradisus) a si arriva all’endonartece (luogo dove sostavano i catecumeni) attraverso un’altra scalinata. Si arriva poi all’interno della chiesa la cui spazialità non differisce da quella di San Giovanni in Laterano, però il movimento cinetico (dall’ingresso all’altare) subisce qui una sorta interruzione dovuta alla presenza del transetto continuo (ovvero non presentava divisioni al suo interno se non alle estremità), un volume che si evidenzia con tutta chiarezza e che all’interno non presenta alcuna suddivisione, creano uno spazio molto amplio dedicato al clero. Il transetto era separati dalla navata principale da un grande arco di trionfo, mentre dalla navate laterali era separato da un diagramma di colonne, sull’asse della navata centrale il transetto si apriva in un’immensa abside.
Entrando nella navata principale il visitatore si trovava di fronte ad un ampio vano rettangolare, sorretto da ventidue grandi colonne di dimensioni, capitelli ed architrave completamente diversi gli uni dagli altri (in quanto tutti elementi di spoglio), al di sopra un doppio ordine di affreschi con le storie del vecchio testamento; per le navate laterali (come a San Giovanni in Laterano) si trovavano colonne su alti plinti, che reggevano una serie di archi La maggiore ampiezza si manifestava anche con una fastosità inusuale, l’altare corrispondeva all’edicoletta sopra la tomba del santo. Tutt’intorno si trovano tutta una serie di edifici sepolcrali che attestano la sistemazione precedente di un cimitero.
Questo posizionamento della tomba determina un orientamento particolare della chiesa, il transetto continuo (che non ha divisioni interne), ha uno sviluppo in altezza uguale a quello centrale; questo transetto orientano ad ovest insieme all’abside è determinato dalla presenza dell’altare, segnando una sorta di eccezione rispetto alle architetture successive, perché subito la morte di Costantino le chiese cambiano orientamento (cioè l’altare si trova sempre ad oriente), questo è dovuto al fatto che durante il IV secolo c’è un cambiamento di liturgia, prima il sacerdote doveva guardare verso est dando le spalle ai fedeli, dopo Costantino si assiste a questo cambiamento, non troviamo più chiese orientate ad ovest, se non quella di San Pietro. E’ singolare che a partire dalla metà del IV secolo tutte le chiese sono orientate in un certo modo; dopo quattro secoli in seguito all’idea della renovatio imperi (soprattutto con Carlo Magno) ritorna nuovamente in auge la chiesa orientata ad ovest (come San Pietro), tale rimando al mondo costantiniano era talmente forte da volerlo riproporre in una maniera molto diretta, quindi tutte le chiese carolingie sono orientare ad ovest è esclusivamente per un motivo ideologico (come anche accade nell’architettura ottoniana).
Con una lunghezza della navata di 90 metri ed una larghezza di 64 la chiesa era pronta ad accogliere le folle di fedeli, ma non solo perché la sua funzione era anche quella di cimitero coperto, in quanto molte persone volevano essere seppellite a fianco del principe degli apostoli, tanto che vennero costruite anche strutture funerarie esterne, come la tomba degli Anicii
La chiesa quando nasce non ha una cripta, in seguito viene costruita e diventerà un riferimento per tutte le architetture successive (infatti le prime chiese carolingie imitano anche la cripta di San Pietro), la cripta fu aggiunta successivamente occupa tutto la spazio circolare sottostante la zona dell’altare, l’inserimento della cripta comporta il rialzamento del pavimento del presbiterio, le conseguenze dal punto di vista spaziali sono considerevoli perché la differenza di pavimenti interrompe la monotonia delle parti.
Questo scavo viene introdotto dinnanzi ad una necessità urgente, ovvero dinnanzi alle minacce delle invasioni barbariche (soprattutto Ostrogoti in questa fase), si rese necessario proteggere le reliquie che stavano all’esterno della città portandole all’interno. Nel 604 il papa decide di costruire la cripta, che prende il nome di semianulare perché forma una forma ad anello sotterraneo (riprendendo il profilo dell’abside), questo tipo di cripta è relativamente semplice e avrà molta fortuna nelle chiese contemporanee ed in quelle successive.
La difficoltà di collocare questi ambienti sotterranei non incoraggiava molti costruttori, quando le reliquie divennero numerose la diffusione fu resa necessaria; coloro che non potevano scendere nella cripta potevano guardare le reliquie dalla zona dell’altare, perché c’era una sorta di foro che lasciava vedere la tomba e la zona sottostante.
Roma in questo periodo era meta di pellegrinaggi, tanto che la zona intorno alla chiesa richiese numerose variazioni dovute alla collocazione di numerosi ospizi ed ospedali, addirittura certe monarchie creano dei centri di raccolta per i pellegrini che venivano a Roma; il VI secolo è il culmine di questa prassi religiosa e vede la formazione di un nucleo (l’attuale Vaticano) su cui poi si imposta lo sviluppo dell’area successiva. In seguito Giulio II decide di costruire una nuova chiesa, smantellando la precedente.

Chiesa di Santa Croce

Grandi diversità che si notano nell'architettura costantiniana delle chiese, con piante che variano a seconda delle consuetudini locali, si accentuano ancora di più quando si tratta di chiese non destinate ad una normale comunità. A Roma, nel Palazzo Sessoriano, la Casa imperiale, o forse la stessa madre dell'imperatore, Elena, fece costruire Santa Croce in Gerusalemme come cappella palatina e probabilmente lei stessa donò alla chiesa una reliquia della Vera Croce. A questo scopo fu trasformata una vasta sala rettangolare del 200 circa: fu aggiunta un'abside a uno dei lati brevi e l'interno fu diviso nella parte alta da due pareti trasversali parallele, sostenute da archi, presumibilmente tre, poggianti su colonne binate. La soluzione risponde al concetto e alla funzione di cappella di corte: assai monumentale, i suoi tre vani trasversali (stretto, ampio, stretto) si prestano a una successione di tre spazi distinti, per la servitù, per la corte e per l'altare, col clero che presiede nell'abside.

Mausoleo di Santa Costanza

Si tratta di un mausoleo dedicato alla figlia di Costantino (Santa Costanza), qui il vano centrale, circolare e coperto da una cupola, si innalza da una serie di archi sostenuti da dodici coppie di colonne composite, dodici finestroni nella parte alta del muro inondano di luce la parte centrale, questa è circondata da un deambulatorio in ombra, coperto da una volta a botte, che nella parte opposta all'entrata è interrotto da un vano più alto e ben illuminato, una sorta di baldacchino. Questo sorge al di sopra di una lastra di porfido al di sotto dell'arco mediano del vano centrale, sulla quale sembra poggiasse un tempo il sarcofago della principessa. Della decorazione rimangono i mosaici della volta del deambulatorio: in un crescendo, si passa da disegni geometrici, nella campata d'ingresso o in quelle attigue, a riquadri con viticci e putti, per culminare, nella zona buia ai lati del sarcofago, in riquadri pieni di racemi e vasellame dorato usato per le libagioni. Di qui si passava poi ai mosaici del baldacchino, che rappresentavano la Gerusalemme celeste, gli apostoli sotto forma di agnelli e la volta dorata del ciclo, così come la decorazione della cupola, dove scene del Vecchio Testamento su un fondo azzurro erano inquadrate da cariatidi dorate con pantere bacchiche accucciate ai loro piedi. Tra le finestre e al di sotto di esse i muri del vano centrale erano rivestiti di marmi policromi. Materiali preziosi, luce e colore si fondevano in un insieme organico, fondato però su elementi visivi non strutturali. Gli archi in corrispondenza degli assi principali del vano centrale sono impercettibilmente più larghi e alti degli altri, e ancora quelli sull'asse longitudinale, sopra e di contro al sarcofago, sono leggermente più larghi e più alti di quelli sull'asse trasversale. Le piccole nicchie nel muro del deambulatorio non corrispondono agli archi: solo dall'arco opposto al sarcofago diventano interamente visibili.